venerdì 22 marzo 2013

Contro l'ascesi.

L'uomo è un "animale metafisico".

Così Schopenhauer descrive colui che ha la capacità d'interrogarsi sull'essenza della vita, e finisce per porsi le grandi domande intorno a essa (da dove arrivo? qual è il senso di questa vita? dove finirò?).
Grazie a questa capacità autoriflessiva, si coglie non solo come fenomeno ma anche come noumeno. Scopre, dunque, di essere in balia della volontà che lo sbatacchia di qua e di là, alla ricerca di una qualche soddisfazione. Non fa altro che desiderare e soffrire per questo desiderare inappagato.





Siamo un'accozzaglia di bisogni - mangiare alette di pollo impanate, fare l'amore, andare su Marte - il cui appagamento è solo apparente perché ne verranno di nuovi - mangiare un macaron cioccolato e curcuma, fare l'amore con un altro, tornare sulla terra -.

Il filosofo tedesco crede di sfuggire alla pena della volontà attraverso l'ascesi, esercizio di puro nulla che azzera qualunque desiderio.

Sicuro, Schopenhauer, che saremmo felici, allora?
Non rimpiangeremmo i desideri?

In sequenza: baciarsi contro un muro, fare l'amore su un pavimento e poi chiedere, morbida: Chi sei? 

Sorpassare la fila nel reparto gastronomia fingendo di aver perso il bigliettino con il numero. Incitare le urla dei figli se qualche vecchietta osa protestare.


Buttare nel cestino dell'immondizia il packet lunch della famiglia inglese che ti ospita. A trent'anni suonati, senza farti beccare dai tuoi studenti che sbocconcellano disgustosi panini al tonno e banana.



Complicare intenzionalmente una parola, una vacanza, un regalo, e lasciarlo, imputandogli tutte le colpe.


Osservarla in ogni sua azione, mentre disegna, mentre canta, mentre fa i tuffi dal bordo della piscina senza tapparsi il naso, e pensare che abbia un talento speciale in tutto quello che fa.

Avere voglia di andare a scuola, a giugno, quando le rondini garriscono, i ragazzini si sbaciucchiano più del solito, i libri si vendono, e in classe non si fa niente.



Domandarsi se lui è l'uomo della giornata, non della vita. Farlo tutti i giorni, appassionatamente.

Telefonare in ufficio, manifestare la propria malattia con voce rauca, affranta e perduta, e rimettersi a dormire.

Lavarsi i capelli con lo shampoo alle mandorle dolci di babyP, odorarsi bella come lei.




Avere lo splendore dei vent'anni ma la testa non bacata.


Cancellare quel nome dalla rubrica; non ricopiarlo su agende, foglietti, note criptate del telefonino.

Fare la prima, la seconda e la terza colazione come quando si è incinte.





L'ascesi non è per l'animale desiderante: siamo attaccati alla vita, a dispetto di ogni ragionevolezza.










4 commenti:

  1. Cara Filobaby, grazie di essere passata me! ora che ti ho scoperta non ti lascio più;-))

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    1. Grazie, Francesca. Allora... a presto!

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  2. Schopenhauer avrebbe malmenato la vecchietta che protestava.

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