Secondo Empedocle alla radice del ciclo cosmico vi sono due forze divine, Amore e Odio, che uniscono e separano gli elementi primordiali.
unità indifferenziata di cose belle,
autosufficiente, e solitaria,
abbagliante.
Non esiste nemmeno una vita fatta di solo odio,
guerra permanente,
meschina, e solitaria,
informe.
La vita esiste quando c'è un rapporto dialettico tra Amore e Odio.
La vita normale, insomma.
Amo le vite degli altri. Amo quando mi fanno entrare, con cortesia, dalla porta e girovagare per le loro stanze dell'anima. Mi piace anche intrufolarmi dalla finestra.
Odio le porte chiuse.
Amo
quando le mie amiche si avvicinano sornione: Come va?, e non vogliono
sapere cosa non va ma come fare per fare andare meglio le cose.
Odio
chi si preoccupa per me, e mi dice: Quanto sei dimagrita, Non hai
ancora perso tutti i chili, eh? Non esci mai, Ma com'è che non sei
mai a casa? I bambini fanno dimagrire, i bambini fanno ingrassare, ma
è tutta colpa tua, devi pensare più/meno a te stessa.
Amo
babyP, a modo mio.
Odio
chi mi dice come devo amare babyP, a modo loro.
Amo
fare qualcosa di eclatante, una volta e poi basta, una cena stellata,
una storia illustrata per babyP, un abito scollato sulla schiena e
tacchi alti, una corsa di otto chilometri, cucire un bottone alla
camicia di mio marito.
Odio
la costanza; ho solo bisogno di essere eccezionale un giorno
all'anno.
Amo
chiamare babyP per quella che è: un essere umano, piccolo e
grazioso.
Odio
gli epiteti: bambolina, patatina, signorina, principessina,
batuffolina, e quell'espressione mortifera: Sembra dipinta.
Odio dover stare al buio, la notte, nella campagna siciliana che brulica di insetti terrificanti, e non poter leggere prima di addormentarmi.
Amo
la solitudine,
soprattutto ora che è diventata merce rara.
Odio
stare sola perché divento inconcludente. Inizio a chiamare (Dove
siete? Cosa fate? Ma quando tornate?), leggo due pagine di un libro,
scendo a buttare la pattumiera, faccio il refresh di Facebook,
Twitter, Gmail sperando che qualcuno voglia comunicare con me, decido
quale film guardare, mi perdo tra le recensioni dei critici, noto che
sui rubinetti del bagno c'è il calcare, decido di impastare una
pizza ma non ho la farina, invio messaggi demenziali alle mie amiche
– senza parole, solo emoticon -, guardo l'ora (Ma come mai non sono
ancora tornati?), sorseggio il té e poi lo lascio raffreddare senza
finirlo, compilo un'ordinata lista della spesa che farò dopodomani,
clicco qualche mi piace alle foto dei miei colleghi, di mia cugina e
dell'amica del mare. E, finalmente, loro tornano. Proprio quando
avevo trovato cosa mi sarebbe piaciuto fare.
Amo
l'acqua gasata, la birra Moretti e la Coca Cola zero. Non è una
questione di bollicine.
Odio
lo champagne.
Odio pensare che starò qui per sempre. Esco dal portone, e sogno di affacciarmi sul pontile di Alicudi, o farmi un giretto al Centre Pompidou.
Amo
leggere con babyP: io leggo parole, lei immagina mondi che vanno al
di là delle parole.
Odio
la fiaba della buona notte, sempre la stessa, non devo
sgarrare; lei non ammette variazioni: c'era una volta un pipistrello
che dormiva a testa in giù, con le zampe all'insù, e sognava tutto
al contrario.
Amo
la piscina,
acqua clorata che disinfetta i pensieri.
Odio
le persone che s'infilano nella "mia" corsia. Quelli con la
pancia prominente e le mani simili a palette che creano vortici,
onde, spruzzi.
Amo le navigazioni notturne. Quelle dove io, verso mezzanotte, saluto tutti e m'infilo a prua. Mi sveglio il mattino seguente, e scopro dove il vento mi ha portato.
Odio dover essere di compagnia durante le navigazioni notturne. Mi lamento che il pozzetto è umido, vedo luci di transatlantici ovunque, mi lascio sfuggire i delfini perché mi ero appisolata. A un certo punto, vengo invitata a scendere in cabina.
Amo
le mattine, assetate delle ore che verranno, quelle mani sulla
faccia, mi aprono gli occhi, altre mani sulla faccia, buongiorno
amore mio.
Odio
amare le mattine perché mi fa sentire vecchia: un tempo amavo le
notti.
Odi et amo, e non mi tormento.





