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mercoledì 26 marzo 2014

Cosa c'è in fondo ai miei occhi?

Aristotele descriveva la conoscenza come un unico processo che dai sensi va all'intelletto (non vi è nulla nell'intelletto che prima non sia stato percepito dai sensi), dal singolare all'universale.
La sensazione è un'alterazione, positiva.
Tra i cinque sensi la vista è privilegiata: evidente, affidabile, cattura immagini e le spedisce a quella grande sala che è la memoria.

Gli occhi dei bambini, esseri lievemente sproporzionati, sono più grandi del normale: non vedono più cose, le vedono meglio, le girano e rigirano per osservarne ogni lato - dietro, sotto, di sghimbescio -.

Io e baby B avviciniamo i visi, fino a che la punta del mio naso tocca la sua. Spalanchiamo gli occhi, da civette, e iniziamo a giocare.





- Cosa c'è in fondo ai miei occhi? -, chiede lei.

- I battiti del cuore degli adulti, aritmici, come lucine del luna park, una accesa una spenta, una accesa una spenta,
principesse con smalti metafisici,
nuvole che non corrono, che non si sfilacciano; che non vanno da nessuna parte,
adulti indaffarati: devono preparare pranzi, emettere fatture, twittare aforismi di Oscar Wilde,
anamnesi di una vita nell'acqua,
i leggings lisergici delle tue amiche,
le mie sopracciglia - corrucciate, euforiche, malinconiche, scollate, uggiose -
le lettere dei libri dei grandi, in particolare la K (molto rara), che evaporano nei tuoi sogni la notte,
gelati pallidi, biologici
e la maglietta col leone che ruggisce -, rispondo io.

Tocca a me:

- Cosa c'è in fondo ai miei occhi? -.
- Ci sono io, in fondo ai tuoi occhi. -, risponde lei.




martedì 7 maggio 2013

Le pillole di felicità (sui tweet e i filtri di Instagram).

Aristotele, Etica Nicomachea.

La felicità, come la intendeva Aristotele, consiste in un impegno dell'anima secondo la sua parte migliore, ovvero quella razionale, e necessita di costanza e durata.
Essere felici significa dimostrare di vivere come esseri umani, ogni santo giorno.

L'essere umano contemporaneo sembra orientato, invece, a una mediocre contentezza.

Fenomeno diffuso è quello dei cercatori di pillole di felicità: lungi dal fare della felicità un'attività esistenziale, si accontentano di un "sol giorno."
Cercano le loro pillole in maniera disperata, come se fossero in crisi di astinenza, poi le buttano giù, senz'acqua, e aspettano l'effetto placebo.

La pillola di felicità condensa il progetto aristotelico in un tweet di 140 caratteri. 


La felicità è un panino con la mortadella, quella coi pistacchi, il sorriso del verduriere e la candela smozzicata alla cannella.
Tipico tweet da cercatore di pillole di felicità.


Oppure la cristallizza in un'immagine.
Il mondo è diventato come un album di foto dell'Iphone da scorrere rapidamente col dito, verso destra e verso sinistra:

Un soffione che sta per dissolversi in fatine volanti, come mi avevano detto quand'ero bambina. 


Un tramonto di lustrini rossi e viola e gialli.

Un cinema all'aperto, che non è più un cinema, ma c'è ancora dipinto a mano "Cinema Ariston", e dentro non ci sono più le seggioline pieghevoli, le famiglie sui balconi delle case vicine che guardano i film senza pagare il biglietto, e i papà che fumano pacchetti di Muratti fissando la tela bianca.






Scorro col dito, e trovo queste immagini, passate e presenti, ma io non ci sono mai: assente ingiustificata. 
Sono stata troppo tempo a cercare l'inquadratura e a condensare le parole.
Sono stata presa da me stessa, dai miei pensieri staccati. Il mio pensiero, a volte, è un gran disturbatore di felicità. 





BabyP è tutta concentrata sul mondo esterno, e si preoccupa poco di se stessa.
Il mondo banale e meraviglioso la affascina.
Lo tocca, lo annusa, e poi lo tiene presso di sé, come fa col suo coniglietto di pezza, senza frantumarlo in mille pensieri, senza sfumarlo con Earlybird.

Il mondo le sembra quello che è: 
un tramonto è così grande che sta tra le mani,
un soffione è così piccolo che sta tra le mani.















lunedì 11 marzo 2013

La bellezza degli accidenti.

La felicità per Aristotele inerisce alla parte sostanziale dell'uomo: l'essere razionale. È felice chi si dedica a questa funzione, il resto è ammesso solo come mezzo per arrivarci. La sostanza, però, è solo un significato dell'essere che si dice in molti modi.

Lo Stagirita distingueva tra essere per sé, riferito alla sostanza, fondamento, essenza necessaria e stabile (per esempio: io sono un essere umano) ed essere per accidente, ovvero possibile (può essere come non può essere), fortuito ed effimero, che quindi ha bisogno di poggiare sulla sostanza (io sono triste, pallido, scorbutico: per avere questi attributi ho però bisogno di poggiare sulla mia sostanza di essere umano). L'essere non è univoco ma i suoi significati trovano un'unità di fondo nella sostanza.

Margot Tenenbaum, a forza di coltivare la sua essenza
di drammaturga,  fumava troppo e soffriva di noia esistenziale.



Se la sostanza è autentica e coerente si può giocare con gli attributi, come si fa coi vestiti, altrimenti, se la sostanza è fittizia, tutto apparirà ridicolo, contraddittorio, grottesco.
Chi consacra la vita alla ricerca della propria essenza – limata, esibita – si perde per strada le possibilità dell'esistenza. Chi, invece, ha le idee chiare (Chi sei tu?, chiedo a babyP. Una bambina, mi risponde) può permettersi di confondere le acque, uscire dagli schemi, divertirsi con la bellezza degli accidenti.
Gli accidenti sono mutevoli, divertenti, leggeri, stelle che illuminano o buchi neri che inghiottono. Bisogna giocarseli.





Tagliarsi i capelli alla moda esistenzialista, un caschetto come Juliette Greco. Qualità

Ingrassare d'estate, quando la vita è bella, generosa. Quantità



Sentire la nostalgia di uno sconosciuto. Relazione

Tra la terra e il cielo. Dove


Guardiamo mille volte quella scena che ci fa ridere fino alle lacrime. Quando




Il mio hobby è: trascorrere un'intera giornata nel letto, sdraiata, seduta, saltello anche. Giacere

Provvedere alla riserva di benzina, di carta igienica e sì, magari anche un amore di scorta.Avere

Dare un bacio senza un motivo. Agire


Ricevere una risposta: non mi pensa più.Subire




Gli attributi vanno e vengono, mentre la sostanza – io, il soggetto – non smette mai di essere quello che è (continuo a essere umana anche quando lui non mi pensa più). Si può giocare, e perdere, con gli attributi, sbagliare gli ingredienti di una ricetta, i colori degli abiti, il tono delle parole. E poi riprovare: nulla è definitivo, compiuto.






La mattina mi alzo, con la testa gonfia di sonno. BabyP si acquatta sul divano, io brucio il caffè e mi infilo un maglione al contrario, i miei attributi tutti stonati.

- Sei bellissima, mamma, mi dice babyP.  














venerdì 8 febbraio 2013

La felicità è un'attività (secondo la ragione di babyP).

BabyP si lamenta del fatto che ultimamente non è più al centro del blog.
Dice che io divago, sul blog e nella vita quotidiana. 

Studio migliaia di nozioni inutili per il concorso docenti, rimugino sul fatto che Twitter sia elitario, cucino troppo spesso la pasta col sugo rosso, invece di leggere qualcosa di edificante faccio una partitella a Ruzzle prima di dormire, mi lamento che Kenwood si sia di nuovo rotto, e via dicendo.

Dice che mi sto di nuovo perdendo. 

Che proietto la ricerca della felicità a un dopo che per lei non arriva mai. 
Dopo il lavoro. Dopo che mamma e papà avranno parlato. Dopo il concorso. Dopo la nanna. 

Eppure la felicità non è uno stato di grazia
futuro
fugace
trascendente
o da inserire nella note dell'Iphone.

Aristotele dice che tutti tendiamo alla felicità: non esistono pessimisti, nichilisti, sfigati.
Insita nella natura umana è la TENDENZA alla felicità.
E la felicità è immanente: qua, in questa vita, alla portata di tutti, e realizzabile da tutti.
Non è un'idea da accarezzare: è un'attività da compiere, ogni giorno, avvalendosi della ragione. 




È tutto così semplice, secondo babyP: basta fare della felicità un impegno quotidiano.  
Al posto di false promesse sullo sport, sulla crema antirughe, sul corso di tedesco.

Bisogna essere concrete e tempestive per acchiappare la felicità.

BabyP suggerisce d'iniziare alle 6.30 del mattino, non c'è tempo da perdere.
Svegliarsi, con l'argento vivo addosso, urlando "lat-te lat-te!", e distribuire baci riparatori a chi stava dormendo.
Chiedere, e ottenere, un numero imprecisato di biscotti. Inseguire il papà mentre fa la doccia: appena lui è insaponato e quindi impossibilitato a uscire, iniziare a giocare con i detersivi, infila un pupazzo nella lavatrice, un giocattolo cade nel gabinetto. 

Fuggire da qualunque tentativo di costrizione (vestiti, calze, spazzole, spazzolini, creme). Correre a piedi nudi scivolando come una pattinatrice inesperta. 




Convincere la mamma a smettere di studiare da Cleopatra a Breznev. 
E uscire, a respirare quest'aria che sa di primavera. 
Fare cose semplici come la spesa, ma scegliendo personalmente e con grande attenzione i prodotti da comprare. Magari per fare una pizza al prosciutto. 





Salutare tutti i commercianti del quartiere, strappare un sorriso anche a quell'antipatica del negozio all'angolo.

Interrogarsi sugli sviluppi del marxismo osservando una banale panchina.




E ballare, di prima mattina, come promesso.






























domenica 30 settembre 2012

Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Dunque Socrate è mortale.

Ci sarà il concorso per i prof, e la preselezione si baserà in gran parte sui test di logica.
È ora di esercitarsi.
Io : logica = babyP : astrofisica (e a tutto il resto dello scibile umano, a parte il verso, ossessivo, del cane).

Per fortuna, a scuola una collega (mamma) è venuta in soccorso alle mie lacune ponendomi la risoluzione di un sillogismo delizioso. 
"Come si chiama quella collega carina, sempre vestita bene?", le ho domandato.
E lei:
"Nessuna prof si veste così bene" (premessa maggiore)
"Nessuna mamma ha tempo di vestirsi così bene" (premessa minore)
" Ergo, non è una prof né una mamma" (conclusione)

Non bisogna guardare ai contenuti dei sillogismi bensì alla loro pura forma, come da logica aristotelica classica, ma, in certi casi, è doveroso smentire la deduzione idiota.
È vero, ci sono prof vestite malissimo e e mamme sciatte (la minoranza: io le vedo tutte bellissime, magrissime, biondissime): io, a volte, sono entrambe.

La calzatura tipica della prof, normalmente in versione taroccata, e infilata con leggiadria in un calzino multicolore. 

Foto d'archivio con leggins d'ordinanza, da decreto ministeriale del Ministero dell'Istruzione e del ComitatoMammeSciatte.

L'identità mamma-eroina dei due mondi, troppo stanca per cambiarsi i collant smagliati, troppo oberata per non farsi la tinta (magari un po' in ritardo, eeehm), troppo stressata per non cambiarsi la maglia con le stelline (di pasta) appiccicate, è un paralogismo ovvero un ragionamento erratissimo.

Ci sono donne super curate, con quattro figli (e probabilmente quattro tate che badano ai pargoli, ma non importa), e donne trasandate che non hanno manco un pesce rosso (ma magari quattro amanti, una carriera, un frigo vuoto, tra cui districarsi, e importa tantissimo). Non divido il mondo in due, io, tengo ben presente che Mani, fondatore del Manicheismo, morì dopo giorni e giorni di tortura.

Comunque, c'è una donna né modaiola né sciatta, ma mamma e prof, che deve farcela a concludere dignitosamente un sillogismo, e che stamattina era in splendida forma alle 5.41 in attesa della metropolitana.




Pure fresca di parrucco, alle 5.41. E con il cervello che lavora: "il Patto Gentiloni, il Nous di Anassagora, ohhhhh, ho scordato il latte fresco per babyP!"




BabyP collabora al sogno del tempo indeterminato di sua mamma, estrapolando dalla logica medievale il quadrato degli opposti. Nessuna prof ha delle belle scarpe (universale negativa)/Qualche prof ha delle bellissime ballerine da ballerina vera come sua figlia (particolare affermativa): rapporto di sub-alternatività: + 1 punto.

















sabato 8 settembre 2012

Cosa facciamo?

Oggi sono tornata a lavorare, modello di professoressa precaria: spezzone orario, paese di provincia distante 50 chilometri da casa, spostamenti azzardati con mezzi alternativi alla macchina. E, dulcis in fundo, inizio della scuola anticipato di una settimana: ho afferrato il registro intonso e mi sono calata nei panni della professoressa, quando pensavo di dover solo dare un'occhiata in giro.
Mi sono sentita subito a mio agio, forse mi mancava sedermi sulla cattedra, fare lo sforzo mnemonico d'imparare un centinaio di nomi fin dal primo giorno, far rispettare la lista d'attesa per il bagno, chiedere a che ora suona l'intervallo (e quanto dura), sentirmi dire "sembra simpatica, prof... ma dà le insufficienze? ha mai bocciato qualcuno? ci porta in gita?". E cose così, che si fanno il primo giorno, quando pensavi di essere ancora in vacanza.

Ho trascorso quasi un anno - intenso - dedicandolo a mia figlia, e ora mi ritrovo questi 16-18enni che i versi degli animali li conoscono già ma hanno un inconsapevole, disperato bisogno di sapere che Eraclito morì divorato dai cani dopo essersi cosparso di letame e che Napoleone amò fino all'ultimo solo la sua Josèphine ("Francia, esercito, Josèphine").
Ce la farò, e pure babyP ce la farà, vestita a pois e righe e quadretti dal padre e poi intrattenuta dalla nonna. 
Ma io e babyP ce la faremo insieme? E cosa faremo? Sarò più stanca dopo aver spiegato 15 volte il sistema hegeliano? Ed essermi svegliata alle 5, e aver pensato a cosa cucinare sul treno, e aver sopportato l'inquinamento acustico del collegio docenti? 

Le madri tornano a lavorare, e sono pure felici, ma arrivano a casa e si annichiliscono di fronte al figlio che le aspetta saltellando, battendo le mani, urlando "COSA FACCIAMO, COSA FACCIAMO?". Le madri vorrebbero stravaccarsi sul divano per due ore, e poi uscire con le amiche per un aperitivo, ma poi leggono in quel baillame l'amore, e si mettono a saltellare, battere le mani, e fare, fare. 

Io mi affanno, strafaccio, pianifico. Ma, a volte, non ci sono davvero per lei. 
Questo blog è per imparare a fare di meno, ed esserci di più. A usare l'immaginazione. A meravigliarci come fanno i veri filosofi e i bambini.

Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia. (Aristotele, Metafisica)

Oggi spiego a mia figlia quant'è difficile fare la prof, a cominciare dall'appiccicare le etichette sul registro. Meno male che ci sono le istruzioni, da seguire pedissequamente, soprattutto per creare il "cavalierino (segnacolo)".


BabyP riesce ad attaccare le etichette senza leggere le istruzioni, a differenza dei professori.