Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan ha vinto il Pulitzer per la letteratura 2011: è un romanzo in movimento, ambientato in tempi cronologici sfalsati (abbondano i flashback ma pure dei curiosi flashforward), che si snoda attraverso racconti da parte di più voci narranti che vanno a comporre il quadro dei due protagonisti, Bennie, discografico di successo, e Sasha, sua assistente dal passato irrequieto.
Sembra complesso, ma non lo è: proprio quando pensi di aver perso il filo ti accorgi, invece, di aver aggiunto un nuovo tassello alla storia.
Sembra complesso, ma non lo è: proprio quando pensi di aver perso il filo ti accorgi, invece, di aver aggiunto un nuovo tassello alla storia.
Diversi critici, e pure babyP, sono stati colpiti dalla modalità comunicativa tramite power point: in effetti, un capitolo di slides all'inizio spiazza un po', ma poi risulta essere fluido e denso come il resto della narrazione.
La figlia dodicenne di Sasha condensa su slides il suo punto di vista sul mondo.
Una è dedicata a una foto di sua mamma da giovane, in pieno periodo turbolento.
Non faccio che pensarci: guardo le mie foto di fine anni '90 e immagino babyP dodicenne che mi scruta, mi giudica, confronta quella ragazza con quella che sono diventata (e il tempo, lo diceva anche Bergson, è un "concetto bastardo").
La figlia dodicenne di Sasha condensa su slides il suo punto di vista sul mondo.
Una è dedicata a una foto di sua mamma da giovane, in pieno periodo turbolento.
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| Foto d'archivio a cui potrebbe accedere babyP. |
| La slide di babyP. |
Quello che spero è che concluda con le parole della ragazzina del romanzo, perché coincidono col mio desiderio più forte: essere una persona che le piacerebbe conoscere. Oggi, e pure tra 11 anni.
