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giovedì 16 ottobre 2014

Lasciateci divertire.

Ahahahah,
faccine sorridenti!
[è emozionata, amata, entusiasta!]






La bambina si diverte,
va all'asilo a tirare da sola lo sciacquone del water e a parlare delle emozioni,
ne ha parlato col suo amico col ciuccio, e gli ha detto:
Sono triste quando tu non ci sei.


La madre si diverte,
va a lavorare con la testa da quindicenne, gonfia di sonno,
e il giubbottino di pelle e le All Star slacciate.
Non la disturbate mentre dorme o sogna o finge di pensare,
le fantasticherie sono il suo diletto.

Ciuciuccio ciuciuccio,
prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr,
onticotico ontologicologico,
logica vs?


Tutte e due scrivono letterine,
una col pennarello, l'altra ticchetta sui tasti,
poi si danno il cambio:
la bambina scrive xjkldidqwi
e la madre maiuscole abnormi (ma la norma qual è?).
Licenze filosofiche e strofe lunatiche, vanno avanti così quelle due sgangherate:
mentre una scriveva cose piccole come pulci, piegate e ripiegate su se stesse - le puoi quasi schiacciare -,
sciack!
l'altra imparava a scrivere la L e la H: muta, poverina.







La bambina parla di cose che non conosce,
la metafisica, l'ontoteologia, l'empiriocriticismo:
fa la filosofia delle accademie.
La madre non parla più,
ride molto, si spennella smalto rosso e ammicca di qua e di là; è felice forse:
fa la filosofia nazionalpopolare.


Plaplatotonene
Lockecke
Marcusesese
Buh!


I tempi sono cambiati,
non ci sono più le mezze stagioni
- è ottobre, senza calze, vestitini leggeri, pelle che respira, si strofina, elettrica -,
gli uomini non domandano più nulla
dalle filosofe:
e lasciateci divertire!










martedì 12 febbraio 2013

#1. Tutorial per diventare filosofi.

Dopo aver letto l'opinione di Claudio Rossi Martelli sulle mamme blogger, ho iniziato a dubitare, alla maniera di Cartesio, ovviamente.
Cercavo il fondamento indubitabile dal quale partire per ricostruire l'edificio del blog: "La prossima volta che prepari un uovo al tegamino, piazza una telecamera accanto ai fornelli e spiega ad alta voce tutto quello che fai: sarà il tuo primo tutorial".


Il tutorial: come avevo fatto a non pensarci prima?
Esistono tutorial per imparare a :

-dipingere le unghie "gradient"
-fare la spaccata
-allenarsi con la ginnastica facciale
-acconciare i capelli "a fiocco"
-pescare le trote al lago
-fischiare con le dita
-"essere fighe in foto"
-spalmarsi ombretti glitterati adatti alla "scuola media"
-coprire l'acne
-baciare uno sconosciuto per strada per 8 minuti
-ballare la tecktonik
-bere l'acqua (premio all'ironia)
-cucire una tenda con gli strofinacci
-preparare la borsa da dj per una serata
-disegnare occhi in stile manga
-avere addominali scolpiti in 8 minuti 
-diventare famosi su youtube, facebook e twitter.


E, a partire da oggi, c'è anche il PRIMO TUTORIAL PER DIVENTARE FILOSOFI. 


Step1. Ricerca di un luogo appartato, silenzioso, defilato dalle urla di babyP e dalla TV al massimo volume del papà. 
"Vivi nascosto", come dicevano gli Epicurei. O pensa di notte, quando tutti dormono.




2. Acquisto delle opere fondamentali della filosofia. 
Andrebbero anche lette, ma in certuni casi disperati è consentita la sola bella mostra nella libreria. 
È consigliato anche il trasporto dei tomi fuori di casa, per esempio a una serata mondana, per poter sfoggiare la propria presunta cultura.




Step 3. Sfoggio di una citazione profondissima, così da incantare il proprio uditorio. 
Meglio se criptica, così da affascinare senza essere compresi, e dunque senza possibilità di confutazione.



mercoledì 19 dicembre 2012

#Tuttoparladivoi. Miti platonici #Gli uomini-palla


Tutto parla di voi  è un progetto in rete sulla maternità correlato al film "Tutto parla di te" di Alina Marazzi, vincitore del premio "Camera d'oro" al Festival del Cinema di Roma.
La maternità è destabilizzante, ammette "Tutto parla di voi".

È destabilizzante perché da uno si diventa due. 

C'è un mito meraviglioso raccontato nel Simposio da Platone per bocca del commediografo Aristofane: il mito degli uomini-palla, come lo chiamo io. 
All'inizio dei tempi i generi umani erano tre, e la loro forma era sferica; ciascuno con quattro gambe, quattro braccia, due volti, quattro orecchi e due organi genitali. Date le fattezze ruotavano come acrobati, ridendo a crepapelle.




Completi, forti e felici, iniziarono a comportarsi in maniera arrogante con gli dei così Zeus, spaventato, li divise in due. Ed eccoci qua: un uomo e una donna, una donna e una donna e un uomo e un uomo.
L'amore nasce da questa rottura: ogni metà cerca disperatamente il suo completamento, come guarigione, effimera, alla separazione.



Quando ero incinta, mi sentivo come quegli esseri primigeni: bella, superba, rotonda.
Avevo due cuori, quattro mani e quattro piedi. 



Poi babyP è nata.
Dopo poche ore dal parto, eravamo in stanza io e lei. Avevo sonno, tanto, volevo solo dormire, ma lei mi fissava attraverso il plexiglas della culla con occhi di petrolio. Non era più il tempo dell'intero, non era più tempo di dormire: lei aveva tre ore di vita, e voleva vedere che succedeva in questo mondo, e quale madre le fosse toccata in sorte. E non ho più dormito.

Lei, insomma, aveva preso in mano il suo destino, mentre io avrei cercato per sempre quell'unità perduta.

L'avrei cercata  cullandola nella notte , 
preparandole pappe profumate al basilico, 
lavandole i capelli come fanno i parrucchieri -con un lieve massaggio-, 
infilandola di soppiatto nel lettone,















imparando a memoria a memoria Pryntil di Vinicio Capossela,
vincendo la paura di tagliarle le unghie,
rotolandomi su tappeti-prati-spiagge, 
incantandomi a guardarla ogni mattina come fosse appena arrivata,
indossando le righe come lei,















scoprendo le albe sul fiume, così diverse da quelle in cui uscivo dai locali sul medesimo fiume, 
rompendomi la schiena per insegnarle a camminare, 
trovandola geniale nella storpiatura delle parole,
interessandomi degli animali -tutti, dalle formiche alla gazza ladra- apprendendo versi e classificazione tassonomica-,






(la stella è tornata al suo mare, dopo l'incontro con babyP)







piangendo -di felicità e di stanchezza- .

La cerco oggi, dopo aver passato una notte insonne facendomi vomitare addosso da babyP, sentendomi male anch'io, e aspettando l'alba e il camioncino dell'immondizia abbracciate sul divano.







giovedì 8 novembre 2012

Il tempo è un bastardo.

Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan ha vinto il Pulitzer per la letteratura 2011: è un romanzo in movimento, ambientato in tempi cronologici sfalsati (abbondano i flashback ma pure dei curiosi flashforward), che si snoda attraverso racconti da parte di più voci narranti che vanno a comporre il quadro dei due protagonisti, Bennie, discografico di successo, e Sasha, sua assistente dal passato irrequieto. 
Sembra complesso, ma non lo è: proprio quando pensi di aver perso il filo ti accorgi, invece, di aver aggiunto un nuovo tassello alla storia.

Diversi critici, e pure babyP, sono stati colpiti dalla modalità comunicativa tramite power point: in effetti, un capitolo di slides all'inizio spiazza un po', ma poi risulta essere fluido e denso come il resto della narrazione. 

La figlia dodicenne di Sasha condensa su slides il suo punto di vista sul mondo. 
Una è dedicata a una foto di sua mamma da giovane, in pieno periodo turbolento.



Sasha nella foto
La faccia è sottile e graziosa, come il musetto di una volpe.
I capelli sono rossissimi e tutti arruffati.
E' per strada con un po' di persone, tra cui la rockstar (prima che ingrassasse).
La didascalia dice: "Davanti al Pyramid Club, primi anni '90".
Con la bocca mamma sorride, ma gli occhi sono tristi.

Non faccio che pensarci: guardo le mie foto di fine anni '90 e immagino babyP dodicenne che mi scruta, mi giudica, confronta quella ragazza con quella che sono diventata (e il tempo, lo diceva anche Bergson, è un "concetto bastardo"). 


Foto d'archivio a cui potrebbe accedere babyP.


La slide di babyP.


Quello che spero è che concluda con le parole della ragazzina del romanzo, perché coincidono col mio desiderio più forte: essere una persona che le piacerebbe conoscere. Oggi, e pure tra 11 anni.