lunedì 10 giugno 2013

La difficile solitudine di Montaigne.

La solitudine è un romantico tête-à-tête con se stessi.

Montaigne elogiava la solitudine in quanto condizione irripetibile per sprofondare in sé, e scollarsi di dosso gli affanni altrui come si fa con una vecchia carta da parati ingiallita.
È naturale, continuava il filosofo, avere una famiglia, un lavoro e dei beni ma non bisogna attaccarsi a essi: una moglie graziosa, una cattedra all'università e una casa da rivista non danno la felicità.

Quella la si ritrova solo in un “retrobottega tutto nostro” con una lampadina che penzola dal filo e scaffali pieni di libri non letti, scatoline di viti e bulloni, due bottiglie di birra, e la compagnia più piacevole: se stessi.



La solitudine è una sospensione da messaggi che non arrivano, da carezze che non ci toccano, da concessioni che non vogliamo fare.

Montaigne suggerisce di affrettare il trasloco da una vita spesa per gli altri a una ritirata in sè. Bisogna "sposare solo se stessi", estremizza il filosofo.

Io mi immagino Montaigne, con il farsetto e la calzamaglia, nella torre d'angolo del suo castello a scrivere i Saggi
Cammina in tondo, prende un libro di Plutarco, lo sfoglia e poi lo lascia aperto sulla scrivania. 
Annota qualche frase intelligente di Plutarco, o di Seneca, perché non ha una gran memoria e tutto sembra colargli fuori dalla mente.
Fantastica sull'odore di pollo arrosto che proviene dalla cucina e sulle braccia grassottelle della contadina che intravede dalla finestra con un cesto di uova tiepide.
Poi, sul più bello, quando gli pare di aver trovato le mot juste, irrompono nel suo retrobottega i figli, tutti e sei.


Il primo ronza come un moscone.
Il secondo vuole giocare coi tarocchi di Mantegna.
Il terzo oscilla le gambe, e le braccia, invitandolo a ballare la branle.




Il quarto bercia una canzone da menestrello.
Il quinto accompagna il quarto con la spinetta.
Il sesto chiede perché. Perché non può mangiare i frutti rossi e rotondi delle piante ornamentali che arrivano dall'America. Perché ha ragione quel Copernico se poi tutti i grandi scienziati restano sul vago quando è il momento di ammettere che è la terra a girare intorno al sole. Perché i cattolici ce l'hanno tanto con gli ugonotti se alla fine dio è sempre lo stesso.





La solitudine, è proprio vero, non è di colui che non riesce a starsene solo nella sua sua stanza.














8 commenti:

  1. Qui un bebè di 4 mesi e la solitudine più contraddittoria: sempre da sola mai da sola...

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  2. A proposito di solitudine.
    Mi viene in mente un pomeriggio in cui studiavo Leopardi con un mio compagno di scuola che, essendo una vera capra, era stato pregato dai suoi di ripassare con me per la maturità.
    Mentre io mi sperticavo e struggevo leggendo Il passero solitario e il Sabato nel villaggio lui sbottò dicendo: "In finale sto sfigato non c'ha nemmeno un amico per uscire e nemmeno una ragazza con cui pomiciare e noi, che c'avremmo tutt'e due, ce lo dobbiamo puppare mentre fuori c'è il sole!?"
    Non seppi rispondere.

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  3. La solitudine è la possibilità del silenzio. Quanti discorsi di circostanza e parole dette per forza ... la socialità dell’umano è la sua prigione d’oro! Un abbraccio a Baby P!!! :)

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  4. Io ripenso sempre ad Anscombe, che con 7 figli ebbe il modo di dare un suo contributo alla filosofia. Come diavolo faceva? Io con uno ho già qualche difficoltà...

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    1. Ecco, infatti: credo non darò alcun contributo ;)

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