venerdì 5 aprile 2013

Siamo nati "gemelli alla paura".

Hobbes raccontava di essere "nato gemello alla paura": la madre, infatti, partorì prematuramente a causa dell'attacco sulle coste inglesi dell'Invencible Armada nel 1588.

Tutti siamo nati gemelli alla paura: è un'esperienza originaria e costitutiva dell'essere umano che mette in atto una sorta di meccanismo di difesa per la propria sopravvivenza. 



Posso comprendere il mondo 
anche ridendo di gusto, 
o con gli occhi mesti, 
o sbiancando per la paura.

Il problema della paura è che sono poche le cose effettivamente da temere: spesso si tratta di proiezioni terrificanti su situazioni che di per sé non hanno nulla di pericoloso.

La paura è in noi, insomma.

BabyP, per esempio, ha paura dello scoppiettio di una Harley, delle foglie d'insalata, delle persone mascherate.

BabyP, però, ha superato la paura per le bolle di schiuma.
E mostra orgogliosa il suo dominio sulle passioni.


Io ho avuto paura di guidare in galleria.
Di tenere un neonato in braccia.
Di parlare in pubblico.

Si deve superare solo ciò che è d'impiccio al nostro itinerario esistenziale. 
Come? 

Ci sono la psicoanalisi, Anthony De Mello e i blog mammeschi, certo, ma si può anche semplicemente provare a fare proprio quello di cui si ha paura, in uno sforzo titanico.
Bisogna sfinire la paura.

E, invece, bisogna lasciar galleggiare quelle paure ai limiti della nostra strada, come pezzi di verdura in una zuppa che ribolle, incongruenze saporite in una vita troppo controllata.

Ho guidato in gallerie di 200 metri, di 500, di due chilometri (ma il traforo del Monte Bianco non lo attraverserò mai).
Ho tenuto babyP in braccio, per la prima volta, e ho sentito le braccia salde e al contempo morbide (ma i bambini altrui li lascio alle loro madri).
Ho detto "buonasera a tutti", mi sono sbrodolata dell'acqua addosso, ho mosso due passi verso l'uditorio e le parole sono uscite (ma ogni volta la voce vibra tremolante).




Pochi giorni fa citavo Calvino e l'invito alla leggerezza, e poi mi è mancata l'aria, non ho dormito, ho avuto brividi di freddo e vampate di caldo, sentivo la testa come isolata, i pensieri farneticanti.
Paura di non riuscire ad andare oltre
Di sbagliare. Di non essere impeccabile. Di non essere interessante.
Di non controllare gli eventi, anche quelli favorevoli.

E' una paura infida, che arriva di soppiatto proprio quando tutto fila liscio.
E quel pezzo viscido finito per sbaglio nella mia zuppa l'ho gettato via, fingendo la felicità degli sciocchi e il coraggio degli imprudenti.
















4 commenti:

  1. io ho paura di sorpassare i camion quando sono in autostrada e, nonostante i quasi ...anta, ho paura del buio totale!!

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  2. Paura dei camion? Quasi superata!

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  3. Non si tratta di uscire dall'abisso ma di illuminarne l'interno con la nostra luce interiore.
    Fai in modo che sia tu a guardare dentro lui e non il contrario.

    Solo chi cade può risorgere e migliorarsi.

    Se non si entra in gioco, di certo vincere non si può.

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