giovedì 13 febbraio 2014

L'amore è una visione.

L'amore procede per visione.
L'amore, spiegava Platone, è un flusso - un desiderio di bellezza - che colpisce gli occhi e, attraverso questi, può arrivare all'anima.

L'amore per babyP è nato dalla contemplazione di uno zainetto a forma di tartaruga.
E poi?
Non vede occhi pieni di malia
o una stanza piena di giocattoli
o un futuro opaco.
BabyP non vede i particolari di quell'amore. 


BabyP e il bambino con lo zainetto a forma di tartaruga s'incontrano, ai giardini o all'asilo o per strada, tra una Panda parcheggiata e un cassonetto della spazzatura. La scenografia è superflua - un tavolo a lume di candela o Parigi o un tramonto davanti al mare -, loro non stanno recitando.




Non si abituano. 

Si annusano e si leccano la faccia.
Non provano vergogna; sanno di orsetto gommoso e pizza coi würstel. 

Non pensano al ciclo dell'amore che, come una lampadina, si accende, spande luce e poi si fulmina. Non sanno che dentro la luce esiste la possibilità del buio.
I loro occhi sono sempre luccicanti.





Si esprimono così: voglio giocare con te all'indiano, vieni a mangiare il biscotto con me, andiamo via. Affermano, non prendono tempo - non usano mai l'avverbio "domani"-. 
Sono parole che non fanno male, e neppure bene: sono parole che portano da qualche parte. Accanto.

Non si mostrano migliori di quello che sono; non si esibiscono. 
Lui le chiede chi sei, e lei risponde sono io. Non ha un cognome né un indirizzo né una professione. 

Uno sull'altalena, l'altra sullo scivolo, uno disegna il mare, l'altra scarabocchia leoni, uno fa la pipì dietro un albero, l'altra si soffia il naso. 
Sono fiduciosi; non si controllano. Hanno in mano una libertà felice.




L'amore per babyP è uno zainetto a forma di tartaruga, così leggero da poter essere messo in spalla anche all'anima.



domenica 26 gennaio 2014

È solo tepore, non è felicità.

Nelle grandi città del nord ci sono giornate invernali che si mascherano da primavera. 





Le persone escono volentieri di casa e camminano in fila sul lato soleggiato del marciapiede. Le persone si travestono da persone felici.

È solo tepore, non è felicità.

Il tepore è una cosa piccola. Una tazza di latte, un bacio lieve lieve, un termosifone all'alba. È un bisogno umano.

Le cose che insegno a babyP sono cose piccole e tiepide. Sono cose scontate e caramellose, ma intellegibili - lei le può afferrare -.
Un sorriso, 
la poesia, 
accettare, accettare, accettare, una pizza a forma di topolino con le olive come occhi, 
viaggiare, scappare, a volte tornare,
dormire otto ore a notte,
ascoltare,
guardare albe tramonti e universi paralleli,
l'attimo il presente l'istante,
un nido, chiedere scusa, chiedere ancora, chiedere ci sei.

Le cose piccole nascondono la cosa grande: la felicità.
La felicità è una cosa grande e incomprensibile. Mette paura. Allora la si mette da parte - non è mai il momento adatto per la felicità - e si mette a scaldare il cuore a non più di ventisette gradi. 

La felicità è rovente e superba. 

È la variazione imprevista al corso della vita. Una sperimentazione dell'istinto che non avrà seguito. È una sopraffazione del proprio io che desidera, balla, suda, morde, ama.


           
                                              Al minuto 2.53 la felicità arriva, rovente e superba.






La cosa grande che non insegno a babyP è un segreto, non si racconta a nessuno, tanto meno a una figlia.

Ci penserà poi lei a bruciarsi. 







venerdì 10 gennaio 2014

La felicità dei "porci".

Una mattina, prima di Natale, babyP mi ha fatto il ritratto. 
Mi ha detto stai ferma, e io stavo lì, immobile, con un'espressione studiata da madre affettuosa. BabyP mi fissava, tracciava qualcosa sul foglio - un occhio, una frangetta, un piede - e poi tornava a scrutare le linee del mio corpo. 
Mi ha dato il disegno, e ha atteso. 



Avevo il cuore in un piede, il collo che penzolava dalla pancia e la mano come una cresta di gallo sulla testa. 
Le ho detto che era un bel disegno, molto fantasioso; mi sono toccata la sommità della testa e mi sono sentita così infelice con quella ridicola cresta. 

Il medico e filosofo La Mettrie sosteneva, a metà del Settecento, che l'uomo fosse una macchina complessa e unitaria, soggetta alle leggi della natura. Anche l'anima, un termine vano, è un ingranaggio della macchina - il motore - dotato di muscoli per pensare come le gambe per camminare.
I nostri stati d'animo dipendono da come la macchina è montata: se ogni parte è al posto giusto e svolge correttamente la propria funzione, si è felici. Se, invece, ci si ritrova con il cuore in un piede, sangue e sentimenti non vengono messi in circolazione.
La felicità è un impulso: bisogna sentirla, col corpo. L'anima, accantonata ogni velleità intellettuale, deve essere corpo, vischioso e lascivo.


Bevi, mangia, dormi, russa, sogna; e se qualche volta pensi, fallo tra una bevuta e l'altra, e sia sempre un pensiero rivolto o al piacere del momento presente, o al desiderio riservato per l'ora seguente. [...] ti ci puoi voltolare dentro, come i porci, e sarai felice come loro.

Siamo partite per le vacanze, destinazione Sicilia. 
Ho iniziato a bere, mangiare, dormire, russare, sognare. Ho iniziato a sentire.

Con lo stomaco le cose che si mescolano, a ondate: la pasta con le sarde, tutte quelle pagine scritte e mai lette, la granita ai gelsi, le favole inventate alle tre del mattino, il pescestocco, i pianti con gli occhi secchi.

Con la spalla il respiro di babyP.




Con l'anima il mondo attorno a me, per staccarmi da quello che ho dentro. Mute di cani vagabondi, un pescatore che puliva il pesce schizzando per aria squame luccicanti, un sugo che per cuocerlo s'impiegano sei ore e bisogna stare lì, a curarlo. 

Con gli occhi i colori di un inverno che è giallo, blu e verde.



Con la lingua il ragù denso degli arancini.

Con il dito bagnato di saliva la direzione da seguire: lasciarsi portare dal vento e poi risalirlo; mollare e andare contro.




Questo è il ritratto che babyP mi ha fatto al ritorno dalle vacanze.




mercoledì 11 dicembre 2013

Ma tu ce l'hai anima?

È mattina: il cielo come una lastra di ghiaccio e tre esseri umani che scivolano veloci fuori di casa.
BabyP comincia con la tiritera del "ma tu ce l'hai":
"Ma tu ce l'hai giacchetta? Ma tu ce l'hai chiavi? Ma tu ce l'hai collanine?"
"Sì, sì, ho tutto. Dai, andiamo."
Non sembra convinta, e infatti chiede ancora:
"Ma tu ce l'hai anima?"

Io l'anima so cos'è; so dare delle bellissime definizioni: secondo Aristotele, e invece secondo Leibniz, poi c'è San Tommaso che si oppone a.
È uno sbuffo di vita, che muove in qualche direzione: il luogo adatto per essere quello che si è.

Ho l'anima, in una stessa giornata, cinque minuti sì e dieci no, un'ora sì e quattro no. Si nasconde, forse è stanca o timida o è una gran fannullona che mi lascia in balia dei bisogni e degli inganni.


E mentre dovrei fare lezione su Platone,
rimugino se io abbia una biga alata da qualche parte.


Fugge a gambe levate dalle feste dei bambini ai gonfiabili, dai collegi docenti, dagli uffici dell'INPS.
Torna a farsi quattro risate quando io e babyP ci pariamo di fronte alla vetrina del reparto gastronomia e lei urla "Focaccia al millopiedi, prosciutto viecchio, fontina marcia!": la fila si dissolve e tocca a noi che avevamo il numero 189.

Forse si sono sbagliati tutti quei filosofi: la mia anima è instabile e incoerente, apre e chiude la sua attività quando le gira; la precarietà al posto dell'eternità.

Ha l'uggia addosso quando fuori piove e dentro è un pantano, e preferisce andarsene via, chissà dove va. Rovescio la cesta dei giochi di babyP, e con un tono lamentoso le chiedo cosa facciamo. Prendiamo i cubi grossi del Lego, costruiamo torri  poi le buttiamo giù, scarabocchiamo facce maligne e animali a dodici zampe e  case di via dei matti numero zero, giochiamo al supermercato ma babyP mi vende verdure marce e gonfia i prezzi.
La notte, quando babyP si sveglia, io mi trascino fino al suo letto e l'anima mi segue silenziosa. "Pois, teglia, racchetta", ordina babyP, e io devo improvvisare una storia che non ricorderò che non scriverò che non racconterò mai più: è solo per lei, e per la mia anima; per i loro sogni.





È sera.
Mi spoglio della giacchetta, delle chiavi, delle collanine, faccio per disfarmi anche dell'anima, poi ci ripenso e le chiedo di rimanere ché ho fatto le polpette al sugo e le patate arrosto, e sarebbe bello mangiarle tutti e quattro insieme.










mercoledì 4 dicembre 2013

Perché?





Perché?, domanda la filosofia.
Perché?, domanda babyP.

La filosofia e babyP hanno questo in comune: la meraviglia.
La meraviglia è l'aspetto luminoso del dubbio: si sofferma sulle cose come se le vedesse per la prima volta, e s'interroga sul loro significato.

Questo blog è un esercizio di meraviglia: io cerco di affannarmi di meno e babyP mi insegna la sua attitudine allo stupore.





Parerga und Paralipomena.




RUBRICHE

"La filosofia secondo me" su Tempoxme Libri, una realtà virtuale di scambio e condivisione di idee sulla lettura.


Narrare la filosofia con l'anima", TwitSofia - Blog UTET, marzo 2015

Le lettere di Eloisa e le sue lezioni d'amore, TwitSofia - Blog UTET, settembre 2015




RACCONTI

"L'odore addosso, Inutile, n. 56 (gennaio 2014)

"Le mamme del mare di giugno", #self issue #02 (febbraio 2015)

"Anelli", Nazione Indiana, marzo 2015